Mons. Vitaliy Kryvytskyi, 54 anni, vescovo ausiliare della diocesi di Kyiv-Zhytomyr, parla un ottimo polacco. Durante una visita a Roma, ha raccontato alla Sezione polacca di Vatican News la situazione umanitaria in Ucraina, il morale della popolazione e gli interventi di solidarietà ai quali partecipano generosamente numerosi polacchi, anche attraverso Caritas Polska.

La situazione a Kyiv

Mons. Kryvytskyi proviene da una famiglia polacca: il padre appartiene alla famiglia Krzywicki, mentre la madre è nata nella famiglia Kamiński. Sei anni fa, papa Francesco lo ha nominato vescovo.

Parlando della situazione a Kyiv, dove risiede, il presule afferma che la città è diventata sempre più pericolosa, a causa dell’intensificarsi degli attacchi aerei e dei bombardamenti russi.

«La nostra difesa antiaerea fatica a far fronte agli attacchi. Di recente, i russi hanno colpito Kyiv con 20 missili balistici e non siamo riusciti a intercettarne neppure uno», racconta il vescovo. «Questo significa che oggi possono colpire i nostri punti strategici e paralizzare le infrastrutture energetiche o la rete idrica».

Le conseguenze sarebbero gravissime: blackout, mancanza d’acqua e interruzione dei servizi fognari. In pratica, una città di quattro milioni di abitanti potrebbe diventare invivibile.

«Naturalmente riponiamo anzitutto la nostra speranza in Dio, ma cerchiamo anche di fare tutto il possibile per resistere. È un tempo di grande prova. Lo scorso inverno è stato difficile, ma in qualche modo siamo riusciti a superarlo».

Abituarsi all’inimmaginabile

Alla domanda se, in queste condizioni, sia ancora possibile condurre una vita relativamente normale, mons. Kryvytskyi osserva che l’essere umano può abituarsi praticamente a tutto.

«Per quanto riguarda i continui allarmi aerei e la necessità di scendere nei rifugi, la gente si è ormai abituata», spiega. Gli attacchi russi proseguono senza sosta e gli allarmi sembrano non finire mai.

«La gente scherza dicendo che le pause tra un allarme e l’altro sono brevi quanto gli intervalli pubblicitari in televisione. Il tempo appena sufficiente per prepararsi un tè».

La situazione, tuttavia, rimane pesante. La popolazione è stremata.

«Credo che per chi non crede sia ancora più difficile affrontare tutto questo. I credenti trovano sostegno in Dio, mentre chi non ha fede non dispone dello stesso punto di riferimento», osserva il vescovo.

Come ha fatto l’Ucraina a superare lo scorso inverno?

«È stato un inverno eccezionale, con temperature intorno ai 30 gradi sotto zero. Le case erano senza riscaldamento, elettricità, acqua corrente e servizi fognari. Faceva freddo fuori e faceva freddo anche dentro casa. Non c’era un posto dove riscaldarsi e non si poteva neppure preparare una tazza di tè caldo», racconta il presule.

Per far fronte all’emergenza, nei pressi dei palazzi residenziali sono stati allestiti i cosiddetti Punti di invincibilità, spesso all’interno o nelle vicinanze dei rifugi. Qui le persone potevano riscaldarsi, ricaricare i telefoni e stare insieme.

«Anche noi abbiamo creato centri di questo tipo presso le nostre chiese. Li abbiamo chiamati “Punti di luce e di speranza”. Le persone potevano fare il bucato, riposare o prepararsi qualcosa da mangiare. Abbiamo visto quanto la gente fosse capace di aiutarsi a vicenda».

La Chiesa ha inoltre attivato cucine comunitarie a Kyiv e Zhytomyr, diventate luoghi di incontro e di scambio di informazioni pratiche.

Lo spirito del popolo

Interpellato sul morale della popolazione e sulla volontà di continuare a resistere all’aggressore, mons. Kryvytskyi spiega che le reazioni sono diverse.

«Ci sono persone che ogni giorno trovano nuove energie per continuare a lottare, ma ce ne sono altre che cedono, compresi soldati e veterani. Per questo il sostegno psicologico e spirituale è fondamentale».

Il vescovo sorride ricordando che i sacerdoti tendono spesso a dispensare consigli.

«Io dico loro: sono persone adulte, che hanno vissuto esperienze durissime. Non hanno davvero bisogno di consigli. Hanno bisogno di essere ascoltate. E spesso hanno bisogno anche di amore».

Ognuno vive la guerra a modo proprio, sottolinea.

«All’improvviso, persone che sembravano forti diventano fragili. Le emozioni prendono il sopravvento e scoppiano a piangere. Non riescono più a vedere una via d’uscita».

Quando la guerra avvicina a Dio?

Alla domanda se la guerra abbia spinto gli ucraini ad avvicinarsi maggiormente a Dio e alla Chiesa, mons. Kryvytskyi invita a non generalizzare.

«A volte sentiamo dire che al fronte non esistono persone non credenti. Non è vero. Ci sono persone che durante la guerra hanno perso la fede. Dopo tutto quello che hanno vissuto, si chiedono: “E se Dio non esistesse?”. Altri, invece, hanno scoperto la fede proprio durante la guerra».

Il vescovo cita l’esempio di coppie che hanno convissuto per anni senza sposarsi e che oggi decidono in gran numero di celebrare il matrimonio.

«Vengono con i loro figli. In questo modo, intere famiglie entrano nella vita della grazia santificante e si avvicinano a Dio».
Ricorda anche la testimonianza di una donna che gli ha raccontato di non aver mai pregato tanto intensamente come quando attraversava un campo minato, perché quella era l’unica via per mettersi in salvo.

«Non le è successo nulla. Durante la guerra assistiamo a molti episodi di questo tipo», afferma il presule.

Gli aiuti umanitari

Parlando dell’impegno della Chiesa nell’assistenza alla popolazione, mons. Kryvytskyi sottolinea che ogni forma di aiuto restituisce speranza e sostiene le persone nelle difficoltà.

Il vescovo esprime la propria gratitudine per il sostegno offerto alla sua diocesi dalle diocesi cattoliche di Katowice e Sosnowiec. Tra i beneficiari vi sono anche bambini costretti a proseguire gli studi a distanza, ai quali sono stati forniti tablet.

Il presule sottolinea inoltre il ruolo prezioso di Caritas Polska, in particolare del programma Famiglia a Famiglia (Rodzina Rodzinie), che ha raggiunto un numero molto elevato di persone.

«Sapevamo che questo aiuto non arrivava da grandi organizzazioni o dallo Stato, ma da singole famiglie polacche. In altre parole, persone concrete aiutavano altre persone concrete», ricorda il vescovo.

«Ogni volta che distribuiamo gli aiuti, chiediamo alle persone di ringraziare Dio, ciascuno a modo proprio e secondo le proprie possibilità, per chi ha dato loro una mano. Diciamo: “Ringraziate per i vostri benefattori. Forse anche loro stanno attraversando un momento difficile. Potete ricambiare con la preghiera”. E loro pregano. È davvero un esempio di evangelizzazione per la Chiesa», afferma mons. Kryvytskyi.

La gratitudine ai polacchIl

Vescovo aggiunge che la gratitudine degli ucraini verso la Chiesa polacca e il popolo polacco è sempre stata, e continua a essere, profondamente radicata, per i cuori e le case che sono stati aperti all’accoglienza.

«Questa gratitudine rimane viva dentro di noi, indipendentemente da ciò che oggi dicono i politici e i media dei nostri due Paesi».

In un momento segnato da tensioni e divergenze politiche, conclude il presule, il compito della Chiesa è costruire e coltivare relazioni cristiane autentiche e vive all’interno delle proprie comunità.

Family News Service / Piotr Kowalczuk

Foto: Vatican News

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