Dai pacchi alimentari all’assistenza psicologica per bambini, veterani e famiglie: in dodici anni di guerra sono cambiate le esigenze degli ucraini, ma non è venuto meno l’impegno di Caritas Polska. Delle iniziative e dei programmi di aiuto, così come della situazione in Ucraina, parla a Vatican News Nina Mocior, esperta di aiuti umanitari e allo sviluppo di Caritas Polska.
Un pacco per l’Ucraina
Caritas Polska sostiene l’Ucraina dal 2014, anno dell’annessione della Crimea e dell’inizio della guerra nel Donbass. L’impegno è cresciuto in modo significativo nel 2022, con l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina. È stato allora, ricorda Nina Mocior, che è stata avviata l’iniziativa «Paczka dla Ukrainy», «Un pacco per l’Ucraina».
La raccolta e il trasporto dei pacchi erano curati da Caritas Polska. «Si trattava di un insieme di prodotti alimentari e per l’igiene, sufficienti per diverse settimane – racconta Mocior –. È stata un’iniziativa davvero molto bella. I donatori, in un gesto di solidarietà, vicinanza e compassione verso gli ucraini, oltre ai beni di prima necessità inserivano nei pacchi anche piccoli doni: giocattoli per i bambini, lettere con gli auguri e messaggi di sostegno spirituale».
Complessivamente, più di 90 mila famiglie ucraine hanno ricevuto dalla Polonia pacchi di questo tipo.
Famiglia per famiglia
La storia del programma nasce nelle parrocchie polacche, dove venivano raccolti aiuti economici per le persone in difficoltà. Il programma è stato avviato dieci anni fa per sostenere le famiglie bisognose in Siria, per poi estendersi alla Palestina e al Libano. Dal 2022 comprende anche l’Ucraina.
Attraverso questo programma, le famiglie povere o che si trovano in una situazione di particolare difficoltà ricevono un sostegno finanziario.
«In Ucraina attualmente lo facciamo attraverso dei contributi, destinati alla formazione oppure all’avvio di una piccola attività. Sosteniamo le attività agricole e l’imprenditorialità. Vogliamo che le persone possano diventare autonome e ricostruire la propria vita», spiega Mocior.
La famiglia al centro
La guerra non provoca soltanto perdite materiali. «Ha conseguenze devastanti anche sulla nostra salute psicologica», sottolinea l’esperta di Caritas Polska.
Il programma «Rodzina w Centrum», «La famiglia al centro», è attivo in Ucraina da quasi tre anni, in quattro città: Kamianec’-Podil’s’kyj, Žytomyr, Odessa e Charkiv.
«Gestiamo Centri di aiuto alla famiglia, dove sosteniamo i veterani e i loro familiari. Il progetto è finanziato dal bilancio dello Stato nell’ambito della cooperazione polacca allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Polonia».
Ogni centro dispone di propri psicologi. Spesso i veterani smobilitati che rientrano a casa, così come le loro famiglie, hanno bisogno di sostegno psicologico e psicosociale.
«Ci preoccupiamo che abbiano un luogo dove incontrarsi, dove possano stare insieme e integrarsi, anziché isolarsi – spiega Mocior –. Tra le attività alle quali sono personalmente coinvolta ci sono i campi per i veterani e le loro famiglie. Sono campi intensivi della durata di sette giorni, pensati per aiutare le coppie a ricostruire le proprie relazioni, ma anche per la terapia e la riabilitazione dei veterani. Organizziamo attività sia di gruppo sia individuali».
Il problema dell’isolamento
Nina Mocior è tra le persone che conducono questi campi. Tra pochi giorni partirà per un nuovo incontro. Racconta che molte donne hanno paura di chiedere ai propri mariti che cosa sia accaduto durante la guerra.
«È molto difficile per loro parlare. I veterani raccontano che tornare a casa è davvero molto difficile. Spesso non sanno come iniziare una conversazione o come esprimere i propri bisogni e finiscono così per isolarsi. Questo fa sì che la crisi della salute mentale si aggravi ulteriormente».
Mocior richiama l’attenzione anche sul fatto che alcuni veterani tornano dal fronte con ricordi estremamente drammatici, che non riescono a dimenticare. E spesso il tempo, da solo, non è sufficiente a guarire queste ferite.
Molti soffrono di disturbo da stress post-traumatico. Una parte molto significativa dei veterani ha riportato ferite durante la guerra.
«Non servo più a nulla»
«Spesso, per diverse ragioni, ad esempio per motivi di salute, i soldati vengono rimandati a casa contro la loro volontà. Questo provoca molto frequentemente un trauma psicologico – spiega Mocior –. Il veterano può avere la sensazione di aver fallito, di non essere stato all’altezza, di essere stato troppo debole e di non servire più a nulla. A questo si accompagna spesso il “senso di colpa del sopravvissuto”. Il ritorno a casa è molto difficile».
«La sfida è enorme. È emerso improvvisamente un nuovo gruppo sociale, con esigenze molto specifiche: soldati, veterani e le loro famiglie, segnati dal trauma della guerra. C’è bisogno di specialisti con esperienza in questo tipo di lavoro. Io mi occupo del trauma di guerra da 15 anni, quindi rappresento in qualche modo una risorsa naturale per Caritas Polska, che opera in Ucraina. Formo specialisti, svolgo attività terapeutiche e co-conduco i campi», racconta Mocior.
L’aiuto ai bambini ucraini
Nei Centri di aiuto alla famiglia, il principale gruppo destinatario è costituito dai bambini. Il centro di Charkiv si trova nei sotterranei, all’interno di un rifugio. A causa della guerra, i bambini della città seguono le lezioni a distanza.
A Charkiv, come a Odessa, gli allarmi aerei vengono annunciati frequentemente. Il centro Caritas, dove i bambini ricevono sostegno psicologico, rappresenta per loro anche un luogo sicuro in cui incontrare i propri coetanei.
I bisogni dei bambini sono diversi.
«Molti di loro sono nati durante la guerra o poco prima che scoppiasse. Non conoscono un’altra realtà, una realtà normale. Nei rifugi sono al sicuro. Possono studiare e giocare, soprattutto perché molti bambini delle famiglie sfollate non hanno i propri giocattoli. Organizziamo attività ricreative e incontri per i genitori e per le famiglie, per aiutarli ad affrontare il trauma della guerra. La guerra influisce sull’intero sistema familiare», spiega Mocior.
Le lavanderie sociali
Caritas Polska ha inoltre avviato un programma di lavanderie sociali, realizzate in città con un alto numero di sfollati interni, come Kyiv, Luc’k e Vinnycja.
«Queste lavanderie sono particolarmente importanti per gli anziani e per le persone non autosufficienti che, a causa della mancanza o dell’irregolarità delle forniture di elettricità, non possono utilizzare la propria lavatrice. Molto spesso le nostre lavanderie sono l’unico luogo della città in cui queste persone possono recarsi per lavare e asciugare i propri vestiti.
Spesso vengono a lavare la biancheria da letto, perché, ad esempio, hanno in casa persone allettate e la biancheria deve essere cambiata frequentemente. Queste lavanderie e gli spazi per l’asciugatura, che abbiamo organizzato nell’ambito degli aiuti invernali, probabilmente continueranno ad essere utili anche nei prossimi inverni», auspica Mocior.
Nell’ambito dello stesso progetto, in diverse città ucraine vicine al fronte vengono distribuiti pacchi alimentari alle famiglie e pacchi contenenti prodotti per l’igiene agli anziani e ai bambini. A Kyiv, durante il periodo invernale, alle persone senza dimora e a quelle in condizioni di bisogno sono stati inoltre distribuiti pasti caldi.
Caritas Polska porta avanti il suo impegno in Ucraina in stretta collaborazione con le Caritas locali della Chiesa cattolica romana e della Chiesa greco-cattolica.

Foto Caritas Polska
Family News Service / Piotr Kowalczuk