Le parole di San Giovanni Paolo II sono state ciò che ha cambiato per sempre l’Ucraina, ha affermato l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk a Leopoli, in occasione del 25.mo anniversario della visita papale. Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha presieduto la Divina Liturgia nella piazza antistante la chiesa della Natività della Santissima Madre di Dio, dove nel 2001 il Papa polacco aveva incontrato i giovani ucraini. Alla preghiera hanno partecipato vescovi, clero, persone consacrate e numerosi fedeli.
La Parola che opera
Come riporta il sito della Chiesa greco-cattolica ucraina, insieme all’arcivescovo Sviatoslav hanno pregato, tra gli altri, il Nunzio Apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, vescovi greco-cattolici e cattolici romani, il clero, le persone consacrate e i numerosi fedeli presenti. La liturgia è stata un ringraziamento per lo storico pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Ucraina, svoltosi dal 23 al 27 giugno 2001.
Nella sua omelia, l’arcivescovo Shevchuk ha fatto riferimento alla storia evangelica del centurione romano. Ha sottolineato che il centurione non si è fermato a un gesto esteriore, ma attraverso la fede ha aperto a Cristo le porte della sua casa. “Egli ha chiesto una parola: ‘Basta che tu dica una parola e il mio servo guarirà’. Non ha creduto nella magia del suono, ma in quella potenza che proviene da Dio. Quando la parola di Dio trova una porta aperta attraverso la quale può entrare nell’uomo, allora quella parola diventa un evento”, ha affermato il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.
È proprio in questa prospettiva che l’arcivescovo Shevchuk ha interpretato la visita di san Giovanni Paolo II in Ucraina. Ha sottolineato che quella visita non è stata solo un momento importante nella storia della Chiesa o un evento di natura diplomatica, ma un impulso spirituale i cui frutti sono diventati evidenti negli anni successivi. “Se guardiamo non solo al programma della visita papale, ma anche a ciò che è accaduto nei successivi 25 anni, vediamo che la parola del Papa è diventata un evento che ha cambiato per sempre l’Ucraina”, ha affermato.
L’incontro memorabile con i giovani
L’arcivescovo Shevchuk ha ricordato anche il messaggio di San Giovanni Paolo II ai giovani a Sichiv, vicino a Leopoli. Fu proprio lì che nel 2001 il Papa incontrò i giovani ucraini, affidando loro una responsabilità particolare per il futuro del Paese. Disse allora che “la libertà richiede una coscienza forte, responsabile e matura” e anche che “la libertà è esigente e, in un certo senso, costa più della schiavitù”.
Giovanni Paolo II indicava ai giovani i Dieci Comandamenti come una “bussola” che permette di non perdere la rotta giusta. Ammoniva inoltre che la libertà, se separata dalla verità e dalla responsabilità, può facilmente andare perduta. “Il futuro dell’Ucraina dipende in gran parte da voi e dalla responsabilità che riuscirete ad assumervi”, aveva esortato allora san Giovanni Paolo II.
Preghiera per l’Ucraina
Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha inoltre ricordato le parole pronunciate dal Papa al momento della partenza da Leopoli: “Grazie, Ucraina, per aver difeso l’Europa dalle orde di invasori”. L’arcivescovo Shevchuk ha sottolineato che oggi queste parole suonano profetiche, poiché, ha aggiunto, l’Ucraina sta nuovamente difendendo l’Europa e il mondo.
In questo contesto, la liturgia commemorativa è diventata non solo un ricordo della storica visita del Papa polacco, ma anche una preghiera per il popolo ucraino, che sta vivendo il dramma della guerra. I partecipanti alla celebrazione hanno pregato per i difensori dell’Ucraina, per i caduti, i feriti, i prigionieri, i rifugiati e tutti coloro che soffrono a causa dell’aggressione russa.
Dopo la liturgia, l’arcivescovo Szewczuk ha conferito le prime Onorificenze del beato martire Emiliano Kowcz a due padri redentoristi: padre Iwan Lewycki e padre Bohdan Hełeta. Sono stati onorati per il loro zelante ministero sacerdotale, la fedeltà ai voti religiosi e l’incrollabilità della fede durante la prigionia in Russia. La loro testimonianza, è stato sottolineato, si inserisce nella storia della Chiesa, che rimane vicina all’uomo anche in tempi di persecuzioni, guerra e sofferenza.
La celebrazione si è conclusa con una preghiera per l’Ucraina e con l’omaggio all’icona di San Giovanni Paolo II, nonché alle reliquie del beato Grzegorz Łakota e della beata Jozafata Hordaszewska.
San Giovanni Paolo II a Leopoli, 2001, foto: Vatican Media
Family News Service / Karol Darmoros